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Riflessione Serale e rubrica Lo sapevi che…. 29/03/2020

Buonasera!

Anche questa sera vi proponiamo una rubrica di approfondimento narrata dal gruppo giovani, sulla Certosa!

Vi condividiamo anche, tagliata e in forma scritta sotto, l’omelia di Don Floriano di oggi!

Buona serata a tutti!

Rubrica Serale

Omelia

Testo Omelia

Ci fermiamo a riflettere su questa lettura, in particolare sulla lettura del vangelo di oggi e anche la prima lettura, perché la prima lettura ci aiuta a vedere un aspetto del vangelo di oggi che ci può interessare. Lo vediamo e lo leggiamo cercando di riconoscere questa lettura, capace di interpretare anche i sentimenti e il contesto in cui oggi siamo. Intanto partiamo dal contesto di questo vangelo, ci parla dell’amicizia tra Gesù e Lazzaro. Il loro legame è forte e immaginiamo per una volta che sia sostenuto da un affetto grande, diverso dal legame sbilanciato che c’è tra un maestro e un discepolo. Gesù e Lazzaro si vogliono bene come due amici, come due persone alla pari. In un rapporto di amicizia, l’uno gode della presenza dell’altro, e in un certo modo ne sente anche il bisogno, anche fisico. È quello che succede anche a noi, nei rapporti di affetto, amicizia, di stima reciproca. Quando le persone sono significative per noi sentiamo il bisogno anche fisico di vedere il volto, di ascoltare la voce, di sentire la sua presenza, di mangiare assieme.

Questo modo di percepire l’altro è fondamentale e corrisponde a un bisogno fondamentale in noi, e lo riconosciamo questa mattina anche in Gesù. Questo legame però è disturbato da una malattia: una malattia che, ci dice il vangelo, è mortifera, cioè che porterà alla morte di Lazzaro. Disturbato come si disturba una trasmissione radio con barriere materiale o come si disturba la trasmissione di una trasmissione televisiva interrotta dal segnale. E’ solo disturbato, non è interrotto il legame con la malattia. Il legame è così disturbato che impedisce ai due, Gesù e Lazzaro, ma impedisce anche a noi, di comunicare e di percepire la presenza dell’altro. Ma c’è di più: Gesù arriva presso Lazzaro 4 giorni dopo la sua morte, ed è commosso profondamente alla visione del dolore di Maria, di Marta e dei giudei. La sorgente del suo dolore, possiamo pensare oggi che sia come nel caso nostro in questi giorni, come tante famiglie in questi giorni, che non hanno avuto li tempo di salutare i proprio cari, quindi il dolore di Gesù possa risedere proprio lì, nel non aver potuto salutare Lazzaro. Neppure lui ha avuto il tempo di dire ciò che sentiva dentro il cuore. Avrà certamente percepito quel senso di colpa che sentiamo anche noi, e che tante famiglie avvertono, che pervade l’animo quando ci sentiamo di non aver sfruttato al meglio l’ultimo momento in cui abbiamo visto la persona amata. In questo, penso a quante persone incontro nelle visite che compio all’ Hospice, la clinica dei malati terminali.

Qualche volta mi fermo così a pensare, perché repentinamente subentra, talvolta in una situazione apparentemente stabile, la crisi e quindi la scomparsa di consapevolezza delle persone che sono lì ricoverate. Qualche volta mi fermo a pensare di fronte a un succo di frutta che sta li sul comodino, un libro aperto, mi fermo a pensare a quale potrà essere stato il momento ultimo in cui la persona ha bevuto da quel succo di frutta, ha potuto leggere quel libro. Chissà quante volte i parenti, come me, si sono chiesti se avessi auto la consapevolezza che quell’istante era l’ultimo momento per comunicare con lui, glia avrei detto grani cose: quanto gli voglio bene, quanto lo stimo, quanto è stato importante per me. E ora forse, queste tante famiglie, che abbiamo visto, e che forse conosciamo, anno difficoltà ad esprimere o vivere quest’ultimo moneto nell’incapacità di poter stare accanto al suo caro. Come Gesù nei confronti di Lazzaro, e penso anche che lui domandi a noi la stessa cosa che domanda a Marta e a Maria, ed è questa domanda: “Dove lo avete posto?”. Gesù domanda all’uomo di oggi: “Dove lo avete messo? Dove lo avete posto il vostro amico, il vostro babbo, la vostra mamma , il vostro nonno: dove lo avete posto?”.

E dopo questa domanda lui si reca al sepolcro. Sono certo che in questi giorni possiamo e dobbiamo essere certi che il signore visita ogni Lazzaro, ogni uomo e donna che non ce l’hanno fatta e che li chiama per nome ad una resurrezione di vita.

Questa domenica il Signore ci parla della resurrezione, ma dobbiamo distinguere bene tra la resurrezione di Gesù e quella di Lazzaro. I nostri defunti, il Signore li chiama come nella sua resurrezione ad una resurrezione di vita. Ma Lazzaro vive una resurrezione diversa, la potremmo chiamare una “resurrezione all’indietro”, cioè alla vita di prima. Lazzaro ritorna alla vita di prima, agli affetti dei suoi cari, ma sa che poi dovrà un giorno morire. L’esperienza della morte non l’ha affatto sfuggita con la resurrezione di questa domenica. Gesù, invece , nella sua resurrezione resuscita in avanti, cioè per la via eterna.

Inoltre in questa domenica, alla luce della Prima Lettura, siamo portati a pensare che non solo ci sia una resurrezione alla vita eterna e una resurrezione alla vita di prima, alla vita terrena, ma c’è anche una resurrezione del corpo, che avverrà nell’ ultimo giorno, e una resurrezione del cuore.

La lettura di oggi del Vangelo, è intimamente unita nella prima lettura. Nella Prima Lettura , il profeta Ezechiele vede una distesa di ossa rinsecchite e capisce che quelle ossa non sono altro che il morale del popolo di Israele dopo l’esilio, un popolo che ha perso la speranza di poter ritornare alla vita di prima. Capiamo qui che il signore ci vuole parlare anche oggi di questa resurrezione del cuore, rivelandoci che si può essere ossa rinsecchite anche noi, o morti ancor prima di morire, se si perda la speranza. Questi giorni possono far entrare nelle nostre case l’odore proprio di questa morte se perdiamo la speranza e ci facciamo vincere dallo smarrimento. Chi può darci la resurrezione del cuore, allora? Nel Vangelo abbiamo visto che le parole di incoraggiamento, che vengono dai giudei, lasciano il terreno come lo trovano. Quindi anche nella casa di Marta e di Maria, c’erano giudei venuti per consolare con le loro parole, ma la loro presenza non aveva cambiato nulla. È necessario allora andare, come hanno fatto loro, con fede a chiamare Gesù. Affidandoci pienamente a lui, con la fede propria di Marta e di Maria. E il Signore ce lo domanda anche a noi, “Credi tu questo?”, cioè “Credi che io posso risorgere anche il tuo cuore? Credi tu questo?” E noi qui possiamo rispondere come Marta e come Maria: “Sì signore io credo!”.

In conclusione faccio un piccolo salto in avanti a pensare ad un comando che Gesù lascia, riferito proprio al Vangelo di oggi, il Vangelo di Matteo 10,8, dove il Signore comanda ai suoi discepoli, come comanda tutti i credenti: “ Andate, guarite gli infermi, resuscitate i morti”. In questo tempo in cui tutto il corpo ospedaliero -medici, infermieri- si dedicano con grande, sacrificio di sé e anche rischio nei loro confronti presso se stessi, a guarire i malati. Dobbiamo anche pensare a resuscitare i morti. Questa resurrezione non è, certamente, riferita alla resurrezione all’indietro, quella del copro fisico, ma è la resurrezione del cuore. Riferita proprio a questo, perché nell’epoca la Chiesa ha vissuto questa risurrezione del cuore alterata dai suoi discepoli, e come possiamo fare? Sappiamo quanto possiamo ancora , in questo momento, fare consolando una persona sola, che non ha nessuno. Leggevo questa mattina che il sindaco ha suggerito di adottare una persona anziana che vive accanto a noi, facendoci attenti ai bisogni di chi è solo e che ha o può avere più bisogno in questo momento, facendo ciò che molti genitori anche fanno in questi giorni, sacrificando se stessi, per mantenere un senso di normalità per i propri figli. Facendoci vicini attraverso un elemento, importante oggi -e concludo- è importante perché viviamo una fase in cui siamo in una crisi di connessione, cioè ci è tolta la possibilità di vederci, di stare accanto, di toccare le persone amiche, anche con una carezza o con uno sguardo, ma c’è ancor lasciata una facoltà importante, che è quella della parola. Forse la possiamo intendere proprio come la voce, la nostra voce. è un elemento importante che può veramente operare una testimonianza, un messaggio di rassicurazione di benevolenza, operarlo proprio attraverso la nostra voce, la nostra parola. Se ci pensiamo bene ml Signore ha scelto proprio la parola per continuare ancora oggi ad essere operante e vivente in mezzo a noi. Ogni sacramento nasce da un elemento unito alla sua parola: la parola di Dio, il Vangelo, ci comunica il suo amore attraverso la sua parola. Adottiamo questo strumento e facciamoci come il Signore ci chiede, portatore di resurrezione, soprattutto in questo tempo.

Sia lodato Gesù Cristo.

2 Risposte a “Riflessione Serale e rubrica Lo sapevi che…. 29/03/2020”

  1. Forte questa attualizzazione della storia della Certosa!Pure divertente😉
    Per quanto riguarda il vangelo mi ha fatto tanto pensare l’amicizia fra Gesù e Lazzaro… me li sono immaginati così, lungo una strada mentre camminano e parlano del più e del meno. Gesù un amico;un amico speciale,ma un amico, con cui parlare,confidarsi,piangere, confrontarsi,camminare👣👣👣
    A domani
    👣

  2. Carissimi ragazzi, i miei vivissimi complimenti per la fantasia nel cercare argomenti e dare stimoli anche a noi “vecchietti” e per le cose che raccontate. Grazie anche per aver inserito il testo dell’ omelia di oggi perché L’ho riletta volentieri per rifletterci su. Bravi! Continuate così!

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